martedì 21 aprile 2009

Jovanotti “Buon sangue non mente”

Buon Sangue
Un mio parente era il cuoco sulla nave di Ulisse
al grande eroe e ai suoi uomini faceva pranzi e cene
anche a lui fu dato l'ordine che non ascoltasse
passando da quell'isola il canto delle sirene.
Ma lui si addormentò e non si mise la cera
e quando si svegliò credette di avere sognato,
ma invece l'esperienza era stata vera:
quel canto misterioso lui l'aveva ascoltato
e misteriosamente anche dimenticato.
Restò dentro di lui quel richiamo del vuoto
che hanno tutti gli uomini che hanno vissuto
un tuffo inconsapevole nell'assoluto.
Da lui ho imparato a vivere la realtà come un sogno
e i sogni come fossero una cosa reale,
a vivere ogni viaggio come fosse un ritorno
e che anche i grandi eroi han bisogno di mangiare.
CHORUS
oh, buon sangue non mente, la la la la la
io son di tutta la gente diretto discendente.
Tra i miei antenati più illustri c'è un tale Caino,
fondò la prima città e fu il primo assassino.
Una domanda isanguinava il suo cuore e cervello.
perchè quella mattina Dio preferì mio fratello?
Ma nei giorni più cupi, nei momenti più bui,
lui sentiva che invece il più amato era lui
e come segno di amore gli era stato concesso
il dolore e la colpa per il male commesso.
CHORUS x2
Un parente tra i più antichi era un manovale
nel cantiere della grande Torre di Babele.
Il progetto nell'insieme non lo conosceva,
ma mattone su mattone la Torre cresceva.
ad un certo punto con i soldi del salario
pensò bene di comprarsi un vocabolario:
inglese, spagnolo, turco, arabo, giapponese,
xxxxx, italiano, greco, indo, russo, portoghese.
Quel dizionario in qualche modo è nelle mie mani,
ma è sempre complicato capire gli umani.
Una mia ava era una donna alta un metro e dieci,
frequentava romani, galli, egizi e greci.
il suo corpo era piccino, ma pieno di calore,
sottomise tutti quanti, anche un imperatore.
Dalla mia ava ho imparato che non c'è potere,
che resista all'arte buona di dare piacere.
CHORUS x2
Nel mio albero genealogico quasi alla radice
c'è una donna di Bretagna che faceva l'attrice,
ma siccome solo i maschi lo potevano fare,
recitava di essere un uomo per recitare cardinale,
puttana, mendicante, musa,
la platea di fronte a lei non era mai delusa.
Da quella donna ho imparato che l'identità
ha una maschera e la maschera dà libertà.
Puoi cambiare faccia, parte, umore e sesso,
nel frattempo camminare di fianco a te stesso.
Ricapitolando a caso tra i miei antenati,
c'era uno che è vissuto al tempo dei crociati.
Fabbricava poi vendeva cinture di castità
era il garante tecnico della fedeltà.
E quando i cavalieri andavano a imbarcarsi in nave,
non sapevano che lui aveva la doppia chiave.
Mi ha insegnato che i costumi cambiano spesso
e che tra guerra e religione c'ha ragione il sesso.
Un mio antenato visse al tempo di Savonarola,
ascoltava i suoi anatemi parola per parola.
Ammirava nei suoi occhi quella luce interiore
che hanno gli uomini di fede, di forza, rigore.
Poi però quando tornava a casa dopo i sermoni,
passava piazza della Signoria, via Tornabuoni,
le botteghe degli artisti, bordelli, mercati:
si sentiva a suo agio tra i condannati.
CHORUS x2
Lo zio di un mio trisnonno suonava il violino,
il suo sogno era di essere un grande virtuoso.
Poi si innamorò di una che gli cambiò il destino,
lasciò perdere il violino divenne triste e geloso.
Dopo un sacco di anni che stavano insieme,
quando aveva rinunciato al suo sogno di artista,
lei se ne andò via con i profumi e le creme
e si mise con uno che faceva il violinista.
Mi insegnò che rinunciare all'ambizione è sbagliato,
che poi la dea si vendica se c'hai rinunciato.
C'era un matto che faceva sculture di vento,
si fermavano a guardarlo quando in movimento
modellava ogni dettaglio della sua opera d'arte
dopo un po' la fissava seduto in disparte.
quasi sempre scontento del suo risultato
con un soffio distruggeva quel che aveva creato.
E la sera la gente a casa ritornava,
con scolpito negli occhi il matto che danzava.
Mentre lui andava a letto sempre insoddisfatto,
proprio come un uomo, proprio come un matto.
CHORUS x2
Tra i parenti più lontani c'è un bestemmiatore
ce l'aveva con Dio che gli era debitore
di favole raccontate prima di mettersi a letto
di cui tutti i bambini del mondo hanno diritto.
Lui era nato senza motivo apparente,
tranne quello di diventar delinquente.
Fu per questo che a Dio volle fargli dispetto
e divenne un cittadino corretto.
Un mio nonno combatteva le battaglie di Troia,
un altro faceva l'aiutante del boia.
Ce n'era uno contadino, un'altra ballerina,
uno morì di vecchiaia, uno di ghiottina.
Da tutti questi ho imparato la più grande lezione.
niente accade due volte e per questa ragione
si nasce senza esperienza, si muore senza assuefazione.
Jovanotti
Al secolo Lorenzo Cherubini

“Si nasce senza esperienza, si muore senza assuefazione”,
finisce così la notissima canzone di Jovanotti dal titolo “Buon sangue non mente”
Ricordo che mio nonno quand’ero piccolo mi ripeteva sempre questa frase orrenda (ma che ora mi manca tanto) “Nun si nasci insignati” per meglio dire in italiano: “non si nasce sapendo già tutto”. L’esperienza nella vita è senza dubbio fondamentale, in ogni disciplina l’esperienza fà la differenza. Creare un “database”, un archivio di esperienze simili a cui si è già dovuto reagire è decisamente importante. E così, ogni giorno, chiunque impara qualcosa. Tutto deve essere appreso. Si nasce sapendo solo soddisfare i bisogni primari, ma crescendo diventiamo noi stessi, acquistamo la “nostra identità”. Con il tempo ho imparato a camminare, parlare, ascoltare, gridare, piangere, ridere, far finta di ridere, sorridere, abbozzare, temporeggiare, scusarmi, usare attrezzi e strumenti di ogni genere, lavorare, protestare, richiedere, scrutare, guardare oltre quello che si vede, amare, fingere, pensare, programmare qualcosa ed attivarla al momento giusto, a stare zitto, a far ridere, a raccontare barzellette, a distinguere il bene dal male, a credere, ad andare forte in moto, a non scivolare sulla strada bagnata, a pregare, a giocare a tutti i giochi… ho imparato a riflettere e ad analizzare, ho imparato a dare una possibilità e subito dopo a non darne più, a rompere i coglioni a chi mi vuole male… insomma ho imparato anche a difendermi. Ogni giorno il mondo mi insegna qualcosa, ogni mattina sò fare qualcosa in più.
Ma chi “sa fare” in genere non è ben visto perché fà risaltare le deficienze degli altri ed allora meglio “isolarlo”, renderlo innocuo creandogli il vuoto intorno, ma la verità non si arrende e con il tempo, con fatica, con orgoglio, con rabbia, con determinazione, ho continuato a tracciare il mio cammino, in un mondo di ladri che ti rubano il lavoro, ma soprattutto l’orgoglio, la dignità e forse anche… l’identità.
A tutti coloro che hanno intralciato il mio cammino, che hanno costruito barriere fra me e gli altri, hanno calunniato, deriso, rinfacciato….io offro il perdono, ma come dice Jovanotti “rinunciare all'ambizione è sbagliato, che poi la dea si vendica se c'hai rinunciato”.
Per questo non ho mai abbandonato la mia ambizione di impegnarmi nel sociale anche attraverso la mia attività lavorativa di dipendente del Comune di Mazara del Vallo e come sindacalista, perché ritengo quant'omai indispensabile e necessaria, per una crescita sociale connotata da elementi etici, la rivendicazione di garantire a tutti situazioni lavorative sicure e di benessere, che gratifichino il lavoratore facendolo sentire parte essenziale di un processo economico produttivo che mira alla crescita della nazione ed al bene comune.
Il lavoro è una parte fondamentale della vita dell’uomo ed il posto di lavoro è una di quelle formazioni sociali, tutelate dalla Costituzione, entro cui si esplica la personalità dell’individuo. Orbene, oggi i lavoratori del Comune di Mazara non possono sentirsi inseriti in una organizzazione lavorativa che possa definirsi una formazione sociale di questo tipo, che mira al benessere organizzativo come fattore primario di produttività.
Infatti, il termine “Produttività” indica l’essere produttivo, la capacità o attitudine a produrre con connotazioni spiccatamente economiche. Osservando le dinamiche produttive all’interno del Comune di Mazara, ci si accorge che esiste un sistema economico avvelenato da metodologie che non solo non mirano alla massima produttività, ma che ignorano troppo spesso che dietro all’erogazione di servizi ci sono comunque “valori”: non solo la “diligenza”, ma anche tutta una serie di valori che sono quelli che possono trasformare il “capo” in “leader” ed in genere il lavoratore in soggetto attivo e partecipe di un progetto comune di benessere collettivo, con conseguenti innegabili positivi effetti di incremento di produttività. Una produttività con connotazioni etiche, una produttività “sostenibile” e rispettosa dell’Uomo.
In questi giorni in cui tutti parlano di “bene comune”, si dovrebbe riflettere sulla circostanza che il percorso che conduce al raggiungimento di questo fine ha due tappe fondamentali: il mondo familiare ed il mondo del lavoro. Benessere nella famiglia e benessere sul lavoro sono un binomio inscindibile e necessario perché è proprio tra la famiglia ed il posto di lavoro che ognuno di noi trascorre la maggior parte della propria esistenza. Ecco perché noi tutti dovremmo impegnarci, ognuno per la nostra parte, perché si riesca a vivere con serenità, responsabilità e sicurezza la propria situazione lavorativa, altrimenti il “bene comune” rimarrà solo un’utopia di cui ogni tanto ci riempiamo la bocca.
Peppe Gabriele


















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