mercoledì 13 maggio 2009

Pensioni degli ex Parlamentari .

- Postando da Alessandra in data 25 marzo 2009 alle 10:56 sul blog del Ministro Brunetta
“http://www.renatobrunetta.it/2009/03/23/da-oggi-ci-mettiamo-la-faccia/” scrive quanto appresso riportato ed a noi cittadini onesti .....
- Irene Pivetti, nel 2013, a 50 anni, dopo 9 anni a Montecitorio inizierà a percepire una pensione di 6.203 euro mensili.
- Giuseppe Gambale, entrato ragazzino nel 92′, è andato in pensione nel 2006 a42 anni con 8.455 euro lordi al mese. Giovanni Valcavi, banchiere varesino, è rimasto al Senato 68 giorni (dovette poi dimettersi per incompatibilità) ma ogni mese, dal 23 aprile del 1992 , porta a casa una pensione attualmente di 3.108 euro. Dall’autunno del 2000 incassa ogni mese il vitalizio senatoriale (sia pure ridotto per reversibilità) la vedova di un uomo che non mise mai piede al Senato: Arturo Guatelli, che subentrò a camere già sciolte al senatore Morlino (morto per infarto).Vi sono 4 ex parlamentari radicali ( Angelo Pezzana, Piero Graveri, Luca Boneschi e René Andreani), che percepiscono una pensione di 1.733 euro netti al mese per essere stati al Parlamento un solo giorno. Si sono infatti dimessi lo stesso giorno in cui sono stati proclamati eletti.
Toni Negri, leader di Potere operaio, nel 1983 era detenuto per associazione sovversiva e insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Pannella lo inserì nelle liste radicali facendolo eleggere in Parlamento, dove i mise piede alla Camera solo per sbrigare le pratiche connesse al suo insediamento. Dopo 64 giorni e 9 sedute, temendo di finire di nuovo in gattabuia, si diede alla latitanza in Francia senza mai più farsi vedere a Montecitorio. Ciononostante, dal 1993 (compiuti 60 anni) riscuote ogni mese la pensione parlamentare, oggi di 3.108 euro. Altri parlamentari conmeno di 60 anni si sono aggiunti con l’interruzione dell’ultima legislatura: Antonio Martusciello, Fi, , 46 anni, dal 1° maggio 2008, intasca 7.959 euro lordi al mese di vitalizio. Lo stesso avviene per Rino Piscitello, Pd, 47 anni e mezzo e pure lui ha 4 mandati. Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), 49 anni, deputato dal 1992, 16 anni di mandato effettivo, vitalizio di 8.836 euro lordi al mese.Enrico Boselli (Sdi), 51 anni, 4 mandati e 7.958 al mese. Come Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, 52 anni. Ricevono 6.203 euro al mese: Mauro Fabris (Udeur) e Franco Giordano (Prc) entrambi 50 anni, Stefano Boco (Verdi), 52 anni, Carlo Leoni (SD), 53 anni, Gloria Buffo (SD) 54 anni, Marco Fumagalli (SD), Maurizio Ronconi (Udc), 55 anni, Dario Rivolta (FI) 55 anni, Salvatore Buglio (RnP), 57 anni, Tana de Zulueta (Verdi), 57 anni, Mauro del Bue (Psi), 57 anni, Francesco Monaco (Pd), 57 anni. Hanno un mensile di 3.636 euro: Dario Galli (Lega), 57 anni, Giannicola Sinisi (Pd), 51 anni, Natale D’Amico (Dini), 52 anni, Roberto Barbieri (Psi), 55 anni, Roberto Manzione (Consumatori), Gianni Nieddu (Pd), 56 anni . Percepiscono 7.959 euro al meseEttore Peretti (Udc), 50 anni, Ramon Mantovani (Prc), 53 anni, Enrico Nan (FI), 55 anni, Fulvia Bandoli (SD), 56 anni. Pietro Folena (Prc), 50 anni, 8.836 euro. Incassano 8.164 euro al mese: Franco Danieli (PD), 52 anni, Stefano Morselli (La Destra), 54 anni, Euprepio Curto (An), 56 anni, Aniello Palumbo (Pd), 56 anni, Tiziana Valpiana (Prc), 57 anni. Ancora, tra i “giovani” pensionati del Parlamento, ritroviamo Marco Taradash, 57 anni, ex deputato di Forza Italia, un tempo radicale, e Alfonso Gianni, 58 anni, 15 di anzianità parlamentare, di Rifondazione , Valerio Calzolaio (Pd), e Vittorio Sgarbi, 55 anni, con 8.455 euro al mese. Ci sono anche sotto i sessant’anni, l’ex magistrato di «Mani pulite» Tiziana Parenti, Maura Cossutta, figlia del fondatore dei Comunisti italiani Armando; e Annamaria Donati, Verde della prima ora, Peppino Calderisi, storico combattente contro il finanziamento dei partiti quando era seguace di MarcoPannella, ora in Forza Italia e Nando Dalla Chiesa, 58, Pd. Ci sono gli ex senatori Edo Ronchi (Pd), 58 anni,e Willer Bordon, 59 anni: entrambi avranno (riscatti permettendo) il massimo del vitalizio senatoriale: 9.604 euro. Non vanno poi dimenticati gli ex parlamentari condannati per gravi reati e che ciononostante percepiscono laute pensioni: Paolo Cirino Pomicino (Udeur): 1 anno e 8 mesi definitivi per finanziamento illecito tangente Enimont, 2 mesi patteggiati percorruzione per fondi neri Eni, Antonio Del Pennino (FI):2 mesi e 20 giorni patteggiati per finanziamento illecito Enimont; 1 anno 8 mesi e 20 giorni, patteggiati per i finanziamenti illeciti della metropolitana milanese, e di protagonisti di Tangentopoli, come Altissimo, Di Donato, Pillitteri, La Ganga, De Lorenzo, Martelli, Tognoli. Senza dimenticare i falsi testimoni come Formica, e i condannati ante Tangentopoli: Pietro Longo, Franco Nicolazzi e Mario Tanassi.Pensiamo che negli Stati Uniti, all’unanimità, hanno deciso di negare la pensione ai parlamentari condannati per corruzione, spergiuro e altri reati contro la pubblica amministrazione. «I politici corrotti - ha spiegato il promotore della legge, Nancy Boyda - meritano condanne alla prigione, non pensioni pagate dal contribuente».Ogni anno tra Camera e Senato si spendono più di 200 milioni di euro per pensioni degli ex parlamentari e la cifra è destinata solo a salire. Intervenire è un dovere!

martedì 12 maggio 2009

Le 7 regole per garantire la TRASPARENZA di un’amministrazione

Di seguito riporto il Manifesto sulla trasparenza dell’amministrazione pubblica presentato al FORUM PA ’09.
Nessuna nuova norma, ma 7 regole definite sulla base di norme già esistenti, dalla storica Legge n. 241 del 1990 alla recente legge n.15 del 2009, passando per il Codice dell’amministrazione digitale.
Le 7 regole per garantire la TRASPARENZA di un’amministrazione
“La trasparenza è un principio generale del nostro ordinamento, cui devono ispirarsi tutte le pubbliche amministrazioni. L’obiettivo è garantire il rispetto dei principi di imparzialità, efficienza e semplicità. La trasparenza consiste nell’accessibilità totale delle informazioni concernenti ogni aspetto dell’organizzazione e delle attività delle pubbliche amministrazioni, in modo da consentire il controllo dei cittadini sull’esercizio del potere amministrativo. Riguarda sia i rapporti fra gli uffici (trasparenza interna) sia i rapporti delle amministrazioni con i cittadini (trasparenza esterna). La trasparenza esterna si può realizzare sia in seguito all’esercizio del diritto di accesso (trasparenza su richiesta) sia in seguito a iniziative autonome delle Amministrazioni (trasparenza offerta).”
1) Informatica. Un’amministrazione è trasparente quando utilizza efficacemente le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, garantendo l’accesso ai dati e alle informazioni, l’interoperabilità dei sistemi e l’integrazione tra le diverse amministrazioni
2) Siti istituzionali. Un’amministrazione è trasparente quando il suo sito rispetta i principi di accessibilità, completezza di informazione, chiarezza, affidabilità, semplicità, omogeneità e interoperabilità.
3) Diritto di accesso. Un’amministrazione è trasparente quando adotta tutti i provvedimenti per garantire e rendere facile il diritto di accesso da parte del cittadino.
4) Eccezioni di accesso. Un’amministrazione è trasparente quando individua e aggiorna periodicamente le categorie dei documenti sottratti all’accesso, comunicando i criteri della scelta.
5) Pubblicazione di atti a carattere generale. Un’amministrazione è trasparente quando pubblica nel proprio sito tutti gli atti che dispongono sulle proprie funzioni, obiettivi e procedimenti.
6) Dati per la valutazione. Un’amministrazione è trasparente quando assicura la totale accessibilità dei dati relativi ai servizi da essa forniti per consentirne la valutazione.
7) Programma per la trasparenza. Un’amministrazione è trasparente quando adotta un programma triennale per adeguare l’attività dell’Amministrazione ai principi di trasparenza.

sabato 9 maggio 2009

Corte dei conti – Responsabilità Amministrativa

Il danno erariale per i debiti fuori bilancio non deve essere l’incubo per i funzionari e dirigenti degli enti Locali. In questi giorni, alcuni miei amici che operano nella P.A., mi hanno manifestato diverse perplessità circa le loro responsabilità, scaturenti in seguito al riconoscimento da parte dell'Ente di debiti fuori bilancio. Probabilmente qualche fonte di informazione è stata distorta al riguardo. In realtà il danno erariale, conseguente all'adozione di deliberazioni del consiglio comunale di riconoscimento di debiti fuori bilancio, non può essere imputato ai responsabili dell'area tecnica e dell'area finanziaria dell'Ente, in quanto questi esprimono i loro pareri sulle deliberazioni solamente in forza della funzione che la legge attribuisce ai pareri stessi.
L'equivoco è nato forse da una sentenza di una sezione territoriale della Corte dei conti in Sicilia che ha destato clamore in tutta Italia. La verità è che quella sentenza è stata riformata decisamente dalla Corte dei conti, sezione giurisdizionale d'appello Sicilia. Per chi volesse approfondire, la sentenza è la n. 1 del 13 Gennaio 2009. Di seguito riporto stralcio di in articolo pubblicato sul sole 24 ore del 18/02/2009.
L'articolo 49 del TUEL prevede che sulla proposta di deliberazione presentata alla Giunta ed al Consiglio Comunale debba essere richiesto il parere sulla regolarità tecnica al responsabile del servizio interessato e, nel caso in cui vi sia un impegno di spesa o una diminuzione di entrata, anche al responsabile di Ragioneria in ordine alla regolarità contabile.
I Responsabili di settore però, sia chiaro una volta per tutte, non sono tenuti a rilevare una qualsiasi illiceità della proposta di deliberazione, e non si può imputare ad essi alcuna violazione dei doveri d'ufficio.
CORTE DEI CONTI - SEZ. APP. REG. SICILIANA - sentenza n. 1 del 13 gennaio 2009 – Presidente SANCETTA, Estensore GRILLO - P.M. MARCINNO’.
Corte dei conti – Responsabilità amministrativa – Delibera consiliare –Pareri di regolarità tecnica e di regolarità contabile – Apporto causale – Non sussiste.
I pareri di regolarità tecnica e contabile, resi sulla proposta di delibera consiliare, sono da ritenersi privi di effetto sul verificarsi del danno da indebita erogazione, sussistendo la piena riferibilità causale all’organo deliberante che pone detti pareri in posizione di mero presupposto giuridico.
Sul riconoscimento di debiti fuori bilancio non “pesano” i pareri di regolarità tecnica e contabile (Sicilia Appello n. 1/2009).
L’adozione di delibere da parte di Consigli comunali, che può produrre danno erariale in caso di illiceità delle spese, ha fornito spesso motivo di lavorio giurisprudenziale nel determinare l’apporto dei diversi soggetti che compaiono nel procedimento, con mutamenti di giudizio anche fra il primo grado e l’appello in sede di giustizia contabile. Nella decisione in commento, adottata in appello in riforma della decisione del giudice territoriale, si è ritenuto di non attribuire effetto causale, nella produzione del danno, sia al parere di regolarità tecnica sia al parere di regolarità contabile espressi dai rispettivi responsabili. Si versava in una fattispecie di rimborso di spese legali
Per dar conto del travaglio interpretativo sul particolare aspetto dei pareri obbligatori su tali atti degli Enti Locali, può essere utile il confronto con altra recentissima decisione, la sentenza della Sezione Seconda d’Appello 14 gennaio 2009 n. 17. Ivi si rileva che se l’articolo 53 della legge 8 giugno 1992 n. 142, adesso sostituito dall’articolo 49 del 18 agosto 2000 n. 267, prevede la responsabilità amministrativa e contabile del responsabile del servizio per i pareri resi in ordine alla regolarità tecnica delle proposte di deliberazione degli organi collegiali, “evidentemente il legislatore ha ritenuto i suddetti pareri rilevanti nel procedimento di adozione dei provvedimenti degli organi dell’ente locale”, sicché non può negarsi ad essi rilevanza causale altrimenti la prevista responsabilità sarebbe una mera affermazione, mai destinata a verificarsi in concreto. In quella decisione coloro che resero i pareri sono stati comunque mandati esenti da responsabilità per mancanza di gravità della colpa.
Con impostazione assai diversa la decisione della Sezione d’Appello siciliana si allinea ad altra giurisprudenza, per la quale, rilevato che i pareri espressi dai responsabili dell’aerea tecnica e del servizio finanziario dei comuni costituiscono atti preparatori che legittimano l’adozione delle deliberazioni per le quali i pareri sono richiesti, afferma che i pareri stessi pur essendo presupposto di diritto, rispetto alla validità formale della deliberazioni, non interferiscono sull’autonomo e corretto esercizio dei poteri spettanti all’organo deliberante, al quale spetta la ponderazione concreta e corretta dei pubblici interessi.
I casi di condanna a risarcire per i responsabili dei pareri di regolarità tecnica e contabile sono in verità peculiari. Si pensi alla ugualmente recente sentenza della Sezione giurisd. Sardegna 20 ottobre 2008 n. 2051, dove su una delibera consiliare sono riportate le tre distinte annotazioni favorevoli in ordine alla “regolarità tecnica”, alla “regolarità contabile”, alla “copertura finanziaria”, tutte a firma del medesimo soggetto che aveva svolto altro incarico (Presidente di Commissione di gara) nell’ambito dello stesso procedimento oggetto della delibera. In un altro caso (Sez. reg. Campania n. 7 luglio 2008 n. 1641) si è attribuita responsabilità (anche) per il parere favorevole di regolarità tecnica ad una delibera di attribuzione di compensi aggiuntivi per l’evidente antigiuridicità della corresponsione. Si confronti anche, in Sez. giurisd. Toscana 17 giugno 2008 n. 429, l’addebito rivolto anche al dirigente del settore mobilità del Comune per il parere di regolarità tecnica reso ad una delibera approvativa di contratto di gestione parcheggi, per il quale contratto aveva anche espresso parere di congruità.
Dal punto di vista dottrinario, il discorso potrebbe ampliarsi a ricomprendere tutta la problematica relativa alla funzione consultiva e alla partecipazione dei pareri obbligatori alla decisione amministrativa o politica. Per rimanere in un ambito di valutazione degli orientamenti della giurisprudenza, sarà sufficiente segnalare che la soluzione più equilibrata è in definitiva quella di attribuire ai pareri in questione un particolare peso nella determinazione dell’evento rappresentato dalla adozione di una delibera produttiva di danno, e coloro che li hanno espressi responsabili e chiamati a risarcire, quando ricorra un “quid pluris”. Ossia quando si riscontri un ulteriore fattore “aggravante”, che può risiedere nell’abnormità della delibera stessa, o nella particolare pregnanza del parere e del ruolo che ha rivestito chi l’ha espresso o in altro riferibile alle concrete fattispecie.

martedì 5 maggio 2009

Riforma degli assetti contrattuali

Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta e i sindacati di categoria di Cisl, Uil, Cisal, Confsal, Usae, Ugl e Cisalconfedir, a esclusione della Cgil, hanno siglato l'intesa che dà applicazione nel comparto del pubblico impiego all'accordo quadro sulla riforma degli assetti contrattuali sottoscritto il 22 gennaio scorso.
L'intesa prevede un doppio livello contrattuale, contratto nazionale e decentrato; il collegamento tra la crescita retributiva e gli stipendi dei dipendenti pubblici e la previsione dell'indice Ipca dell'inflazione sterilizzata dall'aumento dei prezzi dei beni energetici; una sessione di concertazione tra governo e sindacati con cui valutare gli aumenti salariali nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica
L'accordo, che decorre dal 15/04/2009 e avrà vigore fino al 15/04/2013, sostituisce il precedente accordo del 23 luglio '93 e si potranno ora avviare le trattative contrattuali per i settori nei quali i contratti nel frattempo sono scaduti o sono prossimi alla scadenza. L'intesa si propone di rilanciare la crescita economica, promuovere lo sviluppo occupazionale e implementare la produttività.
Quindici anni fa le parti sociali si accordarono su una struttura contrattuale centralizzata in cui il livello nazionale ricopriva un ruolo essenziale, con aumenti spalmati per tutti in modo uniforme.
Ora le priorità sono cambiate: adesso si punta ad un incremento della produttività e delle retribuzioni reali, con più peso alla contrattazione decentrata, aziendale o territoriale, potenziando gli incentivi messi in campo dal Governo
Nell'accordo interconfederale vengono confermati i punti principali dell'accordo quadro, riprendendo gli aspetti specifici riguardanti i settori industriali, già condivisi nelle linee guida del 10 ottobre 2008.
Questi i punti principali:
- la vigenza dei contratti: la durata dei contratti diventa triennale sia per i CCNL di categoria (sia per la parte economica che per quella normativa) che per la contrattazione di secondo livello;
- unificazione della parte economica e normativa;
- la piena legittimità della contrattazione di secondo livello, aziendale o territoriale, incentivata con la detassazione e la decontribuzione;
- un nuovo indicatore di inflazione (IPCA) più elevato e credibile del tasso di inflazione programmata fissato dal Governo, che verrà elaborare entro il prossimo mese per il triennio 2009 -2011;
- elemento di garanzia retributiva: riconosciuto, a titolo di garanzia retributiva, a favore dei lavoratori dipendenti da aziende prive di contrattazione di secondo livello e che non percepiscono altri trattamenti economici individuali o collettivi oltre a quanto spettante per contratto collettivo nazionale di categoria;
- un meccanismo di un recupero certo, alla fine del triennio contrattuale degli scostamenti dell'inflazione, la copertura dei nuovi contratti dalla data di scadenza dei precedenti;
- lo sviluppo della bilateralità per migliorare le tutele a favore dei lavoratori.
Nel passaggio dal vecchio accordo del '93 al nuovo modello contrattuale, saranno rinnovati con le regole del nuovo accordo tutti i contratti collettivi nazionali di categoria e agli accordi di secondo livello, la cui scadenza biennale o quadriennale sia successiva alla data di entrata in vigore dell'accordo interconfederale stipulato oggi.
Lo stesso vale i contratti nazionali di lavoro scaduti prima del presente accordo interconfederale, ma per i quali non abbia ancora avuto inizio il confronto negoziale per il rinnovo
Diversamente, in sede di prima applicazione del nuovo modello contrattuale per ciascun nuovo contratto collettivo, ai fini dell'eventuale recupero degli spostamenti inflazionistici registrati nel biennio precedente verranno attuate le procedure previste nell'accordo del '93.
Il nuovo termine di presentazione delle piattaforme, che è diventato 6 mesi, si applicherà per i contratti in scadenza dal 1 novembre 2009, nel frattempo, continuerà a valere il vecchio tempo di 3 mesi previsto dall'accordo del '93.

Contratti P.A: Pantaleo (Flc Cgil), fatto grave nel merito e nel metodo
“È un fatto grave nel metodo e nel merito: si azzera il contratto e si riducono i diritti e si tenta di mettere il silenziatore ai lavoratori impedendo le elezioni delle Rsu”. Così il segretario generale della Flc Cgil, Domenico Pantaleo, commenta l’accordo separato sul pubblico impiego firmato oggi dal ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta e da tutte sigle di categoria, ad esclusione di quelle della Cgil, in attuazione dell'accordo del 22 gennaio.
“Ciò è avvenuto – afferma Pantaleo – senza che il ministro abbia sentito il dovere e la correttezza, almeno formale, di convocare la Cgil, come avvenuto per la firma separata con Confindustria del 15 aprile. L'intesa infatti, oltre a recepire, in peggio, i contenuti dell'accordo confederale, su cui più di tre milioni di lavoratori e lavoratrici hanno espresso la propria contrarietà in un referendum, fa proprie le norme della legge Brunetta di riforma della contrattazione nella pubblica amministrazione”.L’accordo separato e la nuova legge Brunetta, nel pubblico impiego e quindi anche in tutti i settori della conoscenza, “riducono pesantemente i salari – osserva ancora Pantaleo –, azzerano la contrattazione e annullano dal 2011 tutti i contratti integrativi. Inoltre, consegnano al potere politico e dirigenziale le decisioni in merito a carriere, incentivazioni e valutazione. Un'intesa pesantemente negativa nei contenuti di cui si assumeranno la responsabilità, di fronte ai lavoratori, le organizzazioni sindacali che l'hanno firmata”.
Inoltre, aggiunge il dirigente della Flc, “è gravissimo l’attacco ai diritti di rappresentanza dei lavoratori portato attraverso il decreto attuativo della stessa legge Brunetta, che intenderebbe bloccare le elezioni delle rappresentanze sindacali unitarie per i prossimi tre anni. Si cerca così di mettere il silenziatore ai lavoratori, sancendo l’impossibilità di votare i propri rappresentanti nelle sedi di lavoro, e si porta un attacco inedito e arrogante alla libertà d'espressione democratica di chi opera nella scuola, università, ricerca, Afam e in tutto il pubblico impiego”.“Noi non ci stiamo”, conclude Pantaleo, annunciando che “già dalla prossima settimana partirà una fortissima iniziativa di mobilitazione che vedrà la Flc insieme alla confederazione e alle altre categorie del pubblico impiego, in campo per difendere i diritti fondamentali dei lavoratori”

Straordinario elettorale 2009 Comune di M.

In qualità di RSU del Comune di M. siamo stati subissati di lamentele da parte di diversi lavoratori che definiscono “vergognosa” oltre che illegittima la determinazione n. 204 del 06/04/2008 assunta dalla Responsabile di P.O. Dott.ssa M. O., con la quale sono state individuate le unità di personale che effettueranno lavoro straordinario in occasione delle elezioni europee ed amministrative del 06-07 giugno 2009.
Le lagnanze riguardano diversi aspetti:
  • quali criteri sono stati utilizzati per individuare il personale autorizzato allo straordinario e per quantificare il rispettivo monte ore di straordinario atteso che nel periodo 8 aprile – 7 luglio si va da un minimo di 35 ore ad un massimo di 245 ore?
  • Poteva la dott.ssa M. O., Responsabile di P.O. del Servizio Elettorale autorizzare se stessa, nonché il responsabile di P.O. Dott. V. I. (dipendente regionale in posizione di comando, peraltro “abusivo” in quanto il suo è un comando che in violazione di legge si protrae da decine di anni) a svolgere lavoro straordinario per 245 ore?
  • E’ legittimo che 31 dipendenti siano stati autorizzati a prestare lavoro straordinario per oltre 100 ore e tantissimi dipendenti che avevano dichiarato la propria disponibilità a prestare lavoro straordinario non siano stati tenuti in alcuna considerazione senza che sia stato motivato in alcun modo il rigetto della loro richiesta?

A tutti questi colleghi che sono rimasti amareggiati e mortificati dall’adozione del provvedimento in questione vorremmo solo indirizzare qualche riflessione affinché ognuno possa, se lo ritiene, intraprendere ogni iniziativa che ritiene più opportuna a tutela dei propri diritti:
Criteri di individuazione del personale autorizzato allo straordinario elettorale
I criteri di individuazione del personale autorizzato allo straordinario elettorale non sono evincibili dal provvedimento adottato dalla Dott.ssa O., che fa solo un generico quanto vuoto riferimento “anche ad una maturata esperienza acquisita”. Intanto la locuzione “anche” rimanda ad altri criteri che però non sono esplicitati nel provvedimento talché si potrebbe anche ipotizzare un criterio clientelare sicuramente estraneo ai principi cui deve uniformarsi l’operato di una pubblica amministrazione.
Tanto più considerando che con l’adozione del provvedimento di autorizzazione allo straordinario elettorale si è andati, come si dirà, oltre i limiti del tetto massimo dell’orario di lavoro previsti dalla vigente normativa, cosa che si sarebbe potuta tranquillamente evitare accogliendo la disponibilità manifestata da altri dipendenti comunali che avrebbe consentito una diversa distribuzione orizzontale del monte ore di straordinario necessario per assicurare il buon andamento delle operazioni elettorali garantendo così il rispetto della normativa in tema di orario di lavoro e consentendo, in un periodo di particolare crisi, che più lavoratori potessero accedere ai benefici economici dello straordinario elettorale a fronte di attività che non richiedendo specifiche professionalità basate su costanti esperienze pregresse, potevano benissimo essere svolte.
L’allargare la platea dei lavoratori coinvolti nello straordinario avrebbe peraltro garantito una maggiore efficienza dell’intera macchina amministrativa ove si consideri che avendo autorizzato a taluni dipendenti un montante orario superiore di già al tetto massimo stabilito dalla normativa vigente, qualora si presentassero eventi straordinari ed imprevedibili che necessitino dell’attività di quel personale all’interno del Settore di appartenenza, il rispettivo Dirigente non potrebbe utilizzarli proprio perché hanno già raggiunto o oltrepassato il limite massimo dell’orario di lavoro.
Straordinario elettorale ed orario di lavoro
Come chiarito definitivamente dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale il 27 settembre 2006 in risposta ad un’istanza di interpello avanzata dal Comune di Fivizzano, lo straordinario elettorale svolto dai dipendenti comunali rientra pienamente nel tetto massimo dell’orario di lavoro e pertanto nel tetto delle 48 ore settimanali previsto dal D. lgs n. 66/2003 e per la cui violazione il dlgs n. 213/2004 prevede l'irrogazione di pesanti sanzioni pecuniarie a carico dei datori di lavoro. Nel caso in cui tale tetto sia stato superato, anche se solo per una settimana, le unità operative delle amministrazioni locali che hanno più di 10 dipendenti devono informare la direzione provinciale del lavoro competente per territorio. Ciò in virtù del fatto che lo straordinario elettorale è disciplinato dal D.L. n. 8/1993 e che tale disposizione stabilisce un tetto specifico per lo straordinario elettorale dei dipendenti comunali (50 ore per persona elevabile fino a 70 ore) e che in assenza di una deroga espressa contenuta nel dlgs n. 66/2003, il ministero del lavoro chiarisce, in modo molto radicale, che il tetto medio delle 48 ore settimanali calcolate nel corso di un quadrimestre è assolutamente invalicabile.
Poiché le 48 ore settimanali (36 + 12 di eventuale straordinario) sono un tetto medio calcolato nel corso di un quadrimestre, una persona può fare, in un quadrimestre, un massimo di 192 ore di straordinario (12 ore x 16 settimane).
Orbene, nel periodo in cui è stato autorizzato lo straordinario (8 aprile- 07 luglio) ci sono dipendenti che sono stati autorizzati ad effettuare straordinario per 200 ore o addirittura 245 oltrepassando così ampiamente il tetto massimo delle 192 ore nel quadrimestre. Ciò comporta che mentre nel trimestre di riferimento (8 aprile -7 luglio) i lavoratori avrebbero potuto effettuare un orario di lavoro massimo di 576 ore (di cui 432 di lavoro ordinario -36 ore x 12 settimane – e 144 di straordinario – 12 ore x 12 settimane), alcuni ne verrebbero ad effettuare invece un totale di 677 (di cui 432 di lavoro ordinario -36 ore x 12 settimane – e 245 di straordinario). Ciò sempre che i dipendenti non effettuino ulteriori ore di lavoro a compensazione dei mancati rientri estivi, il che comporterebbe un ulteriore superamento del tetto massimo dell’orario di lavoro stabilito dalla vigente normativa.
Inoltre poiché nel periodo 8 aprile – 7 maggio e 8 maggio-06 giugno ci sono dipendenti cui sono state assegnate n. 70 ore di straordinario è evidente che viene superato il tetto massimo delle 48 ore settimanali di servizio (36 ore settimanali x 4= 144 + 70 ore straordinario = 214 ore lavorative/ 4 settimane= h 53,5 ore lavorative settimanali) in quanto è stata autorizzata una media di 17,5 ore di straordinario settimanale (70/4=17,5) superiore alle predette 12 ore massime di straordinario settimanale.
Come ribadito nella citata risposta del Ministero del Lavoro, nel caso in cui il lavoro aggiuntivo per i periodi elettorali determina il superamento, anche per una sola settimana, del tetto delle 48 ore di lavoro, l’Ente che ha più di dieci dipendenti deve comunicarlo ai servizi ispettivi della Direzione Provinciale del Lavoro, ma non si è a conoscenza se detto adempimento, la cui mancata effettuazione è oggetto di specifica sanzione, sia stato posto in essere dal Comune di Mazara.
Ciò vale anche per l’ultimo periodo 07 giugno -07 luglio ove la situazione è ancora più abnorme poiché nella previsione di un possibile ballottaggio che si svolgerebbe in tale periodo vengono addirittura autorizzate 105 ore di straordinario (70 + 35) nell’arco di un mese. In tal senso tale autorizzazione di 150 ore nell’arco di un mese contraddice l’asserito rispetto del limite massimo individuale delle 70 ore mensili richiamato nelle premesse della determinazione adottata dalla Dott.ssa O. e previsto all’art. 15 del D.L. n. 8/1993, convertito dalla L. n. 68/1993, che “autorizza espressamente il personale dei Comuni addetti ai servizi elettorali, in occasione della organizzazione tecnica di consultazioni elettorali, anche in deroga alle vigenti disposizioni, ad effettuare lavoro straordinario entro il limite medio di 50 ore per persona e sino ad un massimo mensile individuale di 70 ore”.
Sarebbe inoltre da verificare, visto l’abnorme montante di straordinario individuale autorizzato, se viene rispettato il disposto dell’art. 7 del Decreto Lgs 66/2003 che prevede per i dipendenti 11 ore di riposo continuativo giornaliero e dell’art. 8 del medesimo Decreto che impone la pausa di 10 minuti in caso di orario che supera le 6 ore. Infatti la citata risposta del Ministero del Lavoro chiarisce inequivocabilmente che “non sono ipotizzabili deroghe alle previsioni di queste norme, né esse sono rintracciabili nel testo del contratto collettivo ai sensi del primo comma dell’art. 17”.
Straordinario elettorale ai responsabili di P.O.
Il problema non è lo svolgimento dello straordinario, ma il suo pagamento.
Ai titolari di posizione organizzativa spettano, ai sensi dell'articolo 10 del Ccnl 31 marzo 1999, la retribuzione di posizione e la retribuzione di risultato Peraltro, il comma 1 del citato articolo 10 ha chiaramente affermato che la retribuzione di posizione e di risultato spettante al personale incaricato delle posizioni organizzative assorbe e comprende ogni trattamento accessorio, ivi compreso quello per lavoro straordinario.
L'articolo 39, comma 2, del Ccnl 14 settembre 2000 consente l'erogazione, come risultato, anche dei compensi correlati al lavoro straordinario elettorale
Citazione:
Gli enti provvedono a calcolare ed acquisire le risorse finanziarie collegate allo straordinario per consultazioni elettorali o referendarie anche per il personale incaricato delle funzioni dell’area delle posizioni organizzative di cui all’art. 8 e ss. del CCNL del 31.3.1999. Tali risorse vengono comunque erogate a detto personale in coerenza con la disciplina della retribuzione di risultato di cui all’art. 10 dello stesso CCNL e, comunque, in aggiunta al relativo compenso, prescindendo dalla valutazione.
Pertanto il CCNL consente il pagamento dello "straordinario elettorale" anche ai dipendenti titolari di posizione organizzativa, ma sotto la forma dell'"anticipo dell'indennità di risultato".
Ciò vuol dire che, in coerenza con la disciplina della retribuzione di risultato di cui all’art. 10 dello stesso CCNL, lo straordinario elettorale spettante alla P.O. altro non è che una parte dell’indennità di risultato che viene corrisposta anticipatamente a prescindere da ogni valutazione, ma nel corrispondere l’indennità di risultato non potrà essere superato il limite massimo previsto calcolando anche l’anticipazione data sotto forma di straordinario elettorale.
Poiché nel provvedimento emesso dalla Dott.ssa O. per i responsabili di P.O (Dott.ssa M. O. e Dott. V. I.) è previsto un compenso lordo pari ad € 4.500,65, resterà solo da verificare se al momento dell’attribuzione dell’indennità di risultato per l’anno 2008, tenuto conto del compenso per lavoro straordinario effettivamente erogato alle P.O., non venga in totale superato il massimo di indennità di risultato percepibile nel rispetto dei limiti previsti dalla vigente normativa contrattuale.
Nella speranza di essere stati di ausilio per i dubbi manifestati dai numerosi lavoratori che si sono rivolti a noi, mandiamo un caloroso saluto e restiamo disponibili per ogni ulteriore chiarimento, comunicando che in qualità di RSU trasmetteremo la presente alla Dott.ssa O. sollecitando una revisione del provvedimento che sia rispettosa della vigente normativa e tenga in debito conto le aspettative dei lavoratori.
I Componente R.S.U. Peppe Gabriele & Leo Iemmola

venerdì 1 maggio 2009

Tuttolomondo risponde alla Lettera Aperta

Al peggio non c’è fine…
Il segr. dir. generale - dott. Domenico Tuttolomondo, con l'articolo pubblicato sul periodoco L'Opinione n° 8 del 30/04/2009 che di seguito si riporta, dimostra di non avere inteso e soprattutto di non avere gradito, lo spirito ed il senso della lettera aperta che insieme al collega R.S.U. Leonardo Iemmola abbiamo recentemente inviato al Ministro Brunetta.

"Essendo tra i destinatari, seppure solo per conoscenza, di una “lettera aperta” che, per l’ampio contenuto, investe nella sua interezza la P.A. e chi la guida, sia politicamente che amministrativamente, non posso sottrarmi da esternare talune considerazioni per controdedurre, serenamente ma con severità, a tutta una serie di argomentazioni maldestre e raccogliticce che hanno il solo fine di inviare messaggi oscuri e larvate minacce, per presunti torti ricevuti quali, ad es., mancati avanzamenti di carriera (mansioni superiori, ecc.).
Entrambi gli autori della lettera che si riscontra, approfittando del ruolo sindacale che ricoprono (sottoscrivono la missiva come “componente R.S.U.”), hanno tentato di dare veste alle censure rappresentate quasi che fossero delle legittime lagnanze ma, in realtà, la loro mira era di preservare, insofferenti alle regole ed alla disciplina, la propria libertà di azione nei confronti di coloro che di tali mancati successi di carriera, a dir loro, sono gli autori.
Entrambi i soggetti, infatti, non svolgono la propria attività sindacale sereni e scevri da coinvolgimenti personali, ma cercano e trovano pretesti assumendo toni e livelli di forte conflittualità negativa nei confronti dei propri superiori gerarchici nel tentativo di utilizzarli come potere contrattuale.
In tale ottica, abusando della veste sindacale, si spingono ad assumere un linguaggio sopra le righe con atteggiamenti che vanno senz’altro deprecati perché incoerenti ed incompatibili con il comportamento dovuto dal dipendente pubblico. Le critiche mosse allo scrivente, come del resto anche quelle rivolte agli altri destinatari della “lettera aperta”, non trovano alcun riscontro attuale e risultano piuttosto destituite di ogni fondamento. A dire il vero, tali critiche sembrano avere il solo ed esclusivo fine di ricercare una visibilità che gli autori della lettera non riuscendo ad ottenere con una concreta e fattiva azione sindacale, tentano di conseguire attraverso gratuite ed immotivate doglianze che rischiano solo di danneggiare l’immagine di tanti che, diversamente dai firmatari della nota, svolgono il proprio ruolo e la propria funzione con grande impegno e professionalità.
Le inefficienze che, purtroppo, talvolta si verificano negli enti pubblici, non di rado sono da ricondurre ad atteggiamenti e comportamenti simili a quelli assunti nel caso in specie dai dipendenti G. Gabriele e L. Iemmola che, attraverso le loro strumentali ed immotivate critiche, alimentano il clima di conflittualità all’interno dell’Ente, distraendo le energie e le risorse della P.A. dallo scopo istituzionale consistente nel perseguimento del pubblico interesse.
In definitiva dunque, se veramente vogliono evitare che in futuro l’espressione “al peggio non c’è fine” possa essere riferita al comune di Mazara del Vallo, gli autori della “lettera aperta” dovrebbero abbandonare atteggiamenti pretestuosi e strumentali ai propri egoistici interessi, dedicando le proprie energie al proprio lavoro migliorandone il risultato. In caso contrario, infatti, non faranno altro che alimentare quel peggioramento che essi stessi lamentano."

segr. dir. gen. Domenico Tuttolomondo

L'articolo di per se non meriterebbe alcun commento, ma visto che oggi é 1° Maggio Giornata dei Lavoratori, forse possiamo concederci qualche sana riflessione...
Non il peggio, ma l’insipido e l’inutile…









Come vuole il Maestro, tu devi essere - ben inserito in questo mondo, nel quale ci tocca vivere, e in tutte le attività degli uomini - sale e luce. - Luce, che illumina le intelligenze e i cuori; sale, che dà il sapore e preserva dalla corruzione. Pertanto, se ti manca slancio apostolico, diventerai insipido e inutile, defrauderai gli altri e la tua vita sarà un'assurdità. (San Josemaría Escrivá - Forgia, 22).
Senza “sale” e “luce” si diventa insipidi ed inutili, si defraudano gli altri e la propria vita diventa un’assurdità… Sono le parole piene di carica morale di San Josemaría Escrivá, che esorta alla santificazione del lavoro.
E’ quello che torna alla mente leggendo l’articolo apparso sull’Opinione n. 8 del 30/04/2009 a firma del Segretario generale-direttore del Comune di Mazara del Vallo (dal 1° maggio “ex” poiché è migrato in un altro Ente dove speriamo che renda alla collettività un servizio migliore nella considerazione che è anche strapagato e sempre con denaro pubblico).
In quella lettera/articolo non c’è né “sale” né “luce”. Una lettera vuota, priva di qualsiasi contenuto che smentisca ciò che era stato denunciato nella lettera al Ministro Brunetta dal Titolo “al peggio non c’è fine”, nell’esclusivo interesse dei lavoratori e della buona azione amministrativa che tutti i cittadini hanno diritto di pretendere e difendere.
E d’altro canto nulla avrebbe potuto dire perché anche lui ha avuto la sua buona parte nello scrivere la storia di Mazara in questi ultimi cinque anni e nello scrivere il libro “bianco” ed il libro “nero” dei dipendenti comunali. Un libro “bianco” nel quale inserire i noti compiacenti o i noti fannulloni che, protetti dalla politica (e spesso purtroppo anche dai burocrati a quest’ultima asserviti) hanno avuto sempre vita facile ed il libro “nero” di chi, troppo impegnato a lavorare quotidianamente per sopperire alle “voragini del nulla” scavate dai primi e portare il più dignitosamente possibile avanti la macchina comunale, non ha il tempo e forse neanche la voglia di “strisciare” con i potenti per guadagnarsi un posto nel “libro bianco”, che gli consentirebbe sicuramente gli “introiti extra” anche in termini di una produttività inesistente ed indebitamente riconosciuta. D’altro canto, la prova di tali discriminazioni e pregiudizi emerge chiaramente laddove si osservi che sull’Opinione n° 6 del 30/03/2009 il Dott. Tuttolomondo fa un elogio ed un plauso (non si capisce bene perché…) al dipendente Dott. Vito Ingrande e sull’Opinione n. 8 del 30/04/2009 usa parole denigratorie nei nostri confronti solo per avere avuto il grave torto di svolgere “con responsabilità e coscienza” il nostro ruolo di R.S.U. Si badi bene che l’elogio viene rivolto al dott. Vito In grande che è un dipendente regionale che, non si sa per quale alchimia politica, è da decine d’anni in posizione di comando presso il Comune di Mazara ,“abusivamente” considerato che il “comando” è per sua natura assolutamente temporaneo. Ma il Dott. Vito Ingrande ha sempre lavorato nella “stanza dei bottoni” negli uffici della segreteria comunale , in stanza vicina a quella del Sindaco e della Sala Giunta e, guarda caso, è l’unico dipendente che non subisce provvedimenti di mobilità interna. Certo tutto questo avrà una spiegazione, logica o politica, ma ciò che può oggi interessare ai lavoratori di Mazara è solo il fatto che la sua permanenza al Comune di Mazara verosimilmente impedirà prospettive di carriera per i lavoratori poiché è stato verosimilmente violato l’art.36 del decreto legislativo n. 165 2001, come novellato dall’art. 3 comma 79 della Finanziaria 2008, che al comma 3 prevede che “le amministrazioni fanno fronte alle esigenze temporanee ed eccezionali attraverso l’assegnazione temporanea di personale di altre amministrazioni per un periodo non superiore a sei mesi, non rinnovabile” con la conseguenza prevista dal comma 6 cioè l’impossibilità di “effettuare assunzioni ad alcun titolo per il triennio successivo alla suddetta violazione”.
No, nelle parole del Direttore Generale non c’è proprio “luce” così come non c’è stata luce al Comune di Mazara.
Ma alle tenebre che avvolgono un’articolo inconcludente perché nulla dice , si aggiunge la assoluta mancanza di “sale”, quel sale che avrebbe dovuto avere un posto di primo piano nelle parole del più alto e “ meglio remunerato” burocrate comunale e che avrebbe potuto e dovuto (se solo ne avesse avuto la possibilità) controbattere le nostre affermazioni rassicurando i lavoratori del Comune di Mazara sulla piena legittimità e trasparenza dell’azione amministrativa e sulla risoluzione di tutte quelle gravi problematiche che già erano state evidenziate nel 2008 in sede ispettiva dal Dott. Tatò, nel corso di una ispezione da parte del Ministero Economia e Finanze..
E invece no…. Privo di “sale” e di “luce”, il dire del Dott. Tuttolomondo si fa scudo solo dell’arma della calunnia, finalizzata ancora una volta a gettare volutamente discredito, con affermazioni tanto vuote ed inutili quanto indimostrate ed indimostrabili, su noi che ancora una volta, per aver dato voce all’amarezza ed alla delusione dei lavoratori che ci onoriamo di rappresentare, siamo stati ormai da tempo ed irrevocabilmente scritti a caratteri cubitali nel “libro nero”.
D’altro canto lo stesso San Josemaría Escrivá dice che senza “sale” e senza “luce” si diventa insipidi ed inutili e si “defraudano” gli altri, ma dice pure che la conseguenza sarà solo “una vita assurda”.
Nell’augurare, invece, al dott. Tuttolomondo una vita piena di sale e di luce e priva di assurdità, non possiamo che confermare che la forza di scrivere e denunciare ci deriva dalla grande fiducia e solidarietà quotidianamente espressaci dal molti colleghi lavoratori e dalla consapevolezza che il ruolo di componente R.S.U. deputati alla tutela dei lavoratori ci consente e ci impone l’obbligo, pur nel totale rispetto del ruolo degli organi burocratici ed istituzionali, di porre in rilievo problematiche che laddove irrisolte peggioreranno ulteriormente il clima lavorativo del Comune di Mazara e se denunciate apertamente dal singolo lavoratore lo sottoporrebbero verosimilmente ad ulteriori prevedibili azioni … Il tutto nella speranza che tale ruolo non ci esponga ad azioni minatori, intimidatorie o punitive poiché “al peggio non c’è fine”.
In ogni caso la nostra vita resterà sempre piena di “sale” e di “luce” e non sarà mai un’assurdità perché alla fine basta solo un …pizzico di saggezza.

I Componenti R.S.U. Giuseppe Gabriele - Leonardo Iemmola

venerdì 24 aprile 2009

Risposta dell'On. Cristaldi alla Lettera aperta ai candidati alla carica di Sindaco

Caro Gabriele, ho letto attentamente il Suo documento e ne condivido innanzitutto lo spirito. Credo che Lei sappia quanto ruolo intendo dare all'apparato burocratico del Comune che, se bene utilizzato, costituira' il vero motore per la "ripartenza' della macchina comunale. Conosco validi operatori e professionisti che, lavorando all'interno del Comune, sono sotto utilizzati o utilizzati in spazi non realmente produttivi. Ho esperienza della macchina impiegatizia e so quanta ricchezza ne potra' ricavare Mazara. Ho gia' un piano che, se vuole, sono pronto ad illustrare in un'apposita riunione indetta dalla Sua organizzazione sindacale. Comunque vada, per rilanciare Mazara, conto sul patrimonio che abbiamo e su professionalita' anche esterne al fine di una collaborazione sinergica al fine di esaltare le qualita' del nostro apparato e di elevarne le potenzialita'.
Cordialmente.
Nicola Cristaldi

martedì 21 aprile 2009

Lettera aperta ai candidati alla carica di Sindaco nel Comune di Mazara del Vallo

Rag. Giuseppe Gabriele
Componente R.S.U. c/o Comune di Mazara del Vallo
Blog - http://ggabriele.blogspot.com
E - Mail: ggabriel@tiscali.it
Cell. 3283730688


A tutti i candidati Sindaci
A S.E. Mons Domenico Mogavero


Oggetto: Lettera aperta ai candidati alla carica di Sindaco nel Comune di Mazara del Vallo
A tutti i candidati sindaci di questa nostra bella città, per ogni opportuna valutazione a fini del programma che sottoporranno alla città tutta in occasione delle imminenti consultazioni elettorali, mi permetto, in qualità di rappresentante dei lavoratori del Comune di Mazara del Vallo, di trasmettere alcune riflessioni sull’attuale situazione che travaglia il personale comunale, minando profondamente la serenità e conseguentemente la produttività del personale con i conseguenti riverberi negativi sulla qualità dei servizi resi ai cittadini.
La presente viene trasmessa anche all’attuale Sindaco Giorgio Macaddino, affinché, nell’eventualità dovesse ritrovarsi in futuro ad essere Primo Cittadino di Mazara, non ripeta errori che hanno profondamente disgregato e svilito i lavoratori del Comune di Mazara facendo tesoro della precorsa esperienza.
A S.E. Mons. Domenico Mogavero la presente viene trasmessa nella consapevolezza che nell’ambito della sua pregevole attività pastorale possa anch’egli fare la sua parte perché il lavoro diventi per ognuno di noi momento di crescita nella fede che ci accomuna a Cristo.
All’On. Cristalli, per confermare che ovunque esistono “traditori” e la maggior parte dei lavoratori del Comune di Mazara si sono sentiti “traditi” ripetutamente dalle ultime Amministrazioni che sul sacrificio dei lavoratori hanno costruito i loro comunicati stampa pieni di “obiettivi raggiunti” mortificando chi per il raggiungimento di quegli obiettivi aveva speso il proprio entusiasmo ed il proprio “tempo lavoro” lasciandolo senza prospettive di miglioramento e con l’amaro in bocca.


Il Componente R.S.U .
Giuseppe Gabriele

Lettera aperta ai candidati alla carica di Sindaco nel Comune di Mazara del Vallo

“Una macchina è in grado di lavorare come cinquanta uomini comuni, ma nessuna macchina può svolgere il lavoro di un uomo straordinario” (Elbert Hubbard)

Da quasi vent’anni presto la mia attività lavorativa presso il Comune di Mazara del Vallo e sono stato ripetutamente rappresentante dei lavoratori. Tanta acqua è passata sotto i ponti, tante Amministrazioni si sono succedute, ma il motore della macchina amministrativa costituito dai dipendenti comunali si è più volte inceppato perché sono a poco poco venuti meno gli imput motivazionali che costituiscono il carburante primario per garantire l’efficienza della Pubblica Amministrazione.
Sono passati quasi vent’anni, ma non ho mai abbandonato la mia ambizione di impegnarmi nel sociale anche attraverso la mia attività lavorativa di dipendente del Comune di Mazara del Vallo e come sindacalista, perché ritengo quantomai indispensabile e necessaria, per una crescita sociale connotata da elementi etici, la rivendicazione di garantire a tutti situazioni lavorative sicure e di benessere, che gratifichino il lavoratore facendolo sentire parte essenziale di un processo economico produttivo che mira alla crescita della nazione ed al bene comune.
Il lavoro è una parte fondamentale della vita dell’uomo ed il posto di lavoro è una di quelle formazioni sociali, tutelate dalla Costituzione, entro cui si esplica la personalità dell’individuo. Orbene, oggi i lavoratori del Comune di Mazara non possono sentirsi inseriti in una organizzazione lavorativa che possa definirsi una formazione sociale di questo tipo, che mira al benessere organizzativo come fattore primario di produttività
Infatti, il termine “Produttività” indica l’essere produttivo, la capacità o attitudine a produrre con connotazioni spiccatamente economiche. Osservando le dinamiche produttive all’interno del Comune di Mazara, ci si accorge che esiste un sistema economico avvelenato da metodologie che non solo non mirano alla massima produttività, ma che ignorano troppo spesso che dietro all’erogazione di servizi ci sono comunque “valori”: non solo la “diligenza”, ma anche tutta una serie di valori che sono quelli che possono trasformare il “capo” in “leader” ed in genere il lavoratore in soggetto attivo e partecipe di un progetto comune di benessere collettivo, con conseguenti innegabili positivi effetti di incremento di produttività. Una produttività con connotazioni etiche, una produttività “sostenibile” e rispettosa dell’Uomo.
Il Ministero della Funzione Pubblica ha emanato la direttiva 24 marzo 2004 avente ad oggetto “Misure finalizzate al miglioramento del benessere organizzativo nella pubbliche amministrazioni “.
La direttiva si pone come un primo passo verso un radicale cambiamento culturale all’interno delle P.A., ponendo il clima organizzativo come fattore-cardine di incremento dell’efficienza delle stesse.
I valori di riferimento divengono quelli dell’attrattiva dei talenti migliori, dell’accrescimento del senso di appartenenza,del miglioramento dei rapporti tra dirigenti e personale, del potenziamento delle motivazioni dei dipendenti, dell’ascolto degli stessi sulle questioni che incidono sulla qualità della vita e delle relazioni sui luoghi di lavoro.
Il benessere organizzativo deve essere riconosciuto come fonte di valore aggiunto, come condizione che favorisce una tensione verso l’affinamento della prestazione lavorativa, all’interno di un ambiente di lavoro caratterizzato da lealtà e correttezza di rapporti; il benessere, dunque, come fattore della produzione.
Un buon clima organizzativo può risultare decisivo in primis per un generale incremento di produttività delle amministrazioni, ed in secondo luogo per una efficace collocazione sul mercato di quei servizi che vengono resi in regime di concorrenza con soggetti privati.
Meglio dunque una produttività sostenibile e rispettosa di valori etico-sociali, che da un lato consenta dei migliori risultati aziendali e dall’altro si concretizzi attraverso un sapiente dosaggio tra misure quantitative (produrre di più) e qualitative (produrre meglio).
Ma secondo l’Amministrazione comunale di Mazara non è economicamente redditizio investire sul capitale umano, sulla formazione, sugli incentivi, sul benessere dei propri lavoratori, in quanto tutto si riduce ad un puro rapporto economico tra il lavoratore da un lato – che fornisce il proprio lavoro (e non sempre secondo le sue effettive capacità e professionalità) – e l’Amministrazione dall’altro – che retribuisce tale servizio (e non sempre o per meglio dire quasi mai secondo criteri di equità e di parità di trattamento). L’uomo è dunque considerato solo come homo economicus.
Il fine indiscutibile delle P.A. dovrebbe essere quello di rendere il servizio pubblico competitivo e concorrenziale, ciò che deve cambiare sono le modalità impiegate per conseguire tale fine e le priorità assegnate ai diversi componenti del processo produttivo, tra cui figura appunto l’uomo. Il lavoratore non può e non deve essere considerato solo homo economicus. La responsabilizzazione, il rispetto, il riconoscimento e l’apprezzamento per il lavoro svolto, la meritocrazia devono avere la parte da leone affinché il lavoratore, non solo homo economicus, si possa sentire compartecipe del risultato dell’attività amministrativa e riconosca, anche se solo in piccolissima parte, di esserne artefice. Egli deve dunque avere una percezione positiva del proprio rapporto di lavoro perché sa che tale rapporto non si riduce a un mero scambio lavoro/retribuzione. Egli troverà così quell’elemento propulsivo che si chiama “motivazione”.
Occorre ancora specializzare ognuno nella propria “eccellenza” non dimenticando che nel luogo di lavoro ognuno proietta la propria identità che esige comprensione e rispetto, verificando costantemente, con attenzione e responsabilità, la “sostenibilità” degli “obiettivi di produttività” onde evitare il collasso della struttura.
Ma stiamo qui parlando di “strategie gestionali” rivolte al capitale umano “dell’azienda Comune” e mentre tutta la normativa italiana è rivolta a rimarcare l’importanza del cosiddetto “benessere organizzativo” volto a far sì che il lavoratore “si senta bene” all’interno dell’organizzazione e “sentendosi bene”, si senta gratificato, valorizzato, compreso nel suo impegno lavorativo e per ciò stesso si identifica con l’organizzazione ed è spinto a produrre di più e meglio, il Comune di Mazara , o per meglio dire l’Amministarzione capeggiata dal Sindaco Macaddino, ha soppresso il Settore “Organizzazione e gestione delle risorse umane” riducendolo a semplice Ufficio del Personale ed ancor peggio ha tranciato il legame tra la parte giuridica ed economica di gestione del personale, frammentando il Servizio personale in due uffici (l’Ufficio Trattamento Giuridico” e l’ufficio “Trattamento economico”) incardinati in due diversi Settori con diverso vertice gestionale. Ha così ulteriormente frammentato le strategie gestionali inerenti il personale comunale e le strategie volte al “benessere organizzativo” sono l’ultimo dei pensieri.
Gli ambienti di lavoro, come quello esistente al Comune di Mazara, che si caratterizzassero per la sussistenza di relazioni interpersonali "difficili" a causa dell'ambiguità di ruoli e mansioni o di un'organizzazione del lavoro non curata, per la mancata valorizzazione di competenze e abilità, il sovraccarico o sottocarico lavorativo, per una cultura improntata sull'esasperazione gerarchica e sulla competitività interpersonale, sulla riduzione dei costi e l'aumento della produttività e dei profitti senza badare alla qualità del prodotto, del servizio e del lavoro e senza tenere conto della limitatezza delle risorse, sono sicuramente ambienti a forte rischio.
Ferma restando l’esigenza indiscussa di aumentare la produttività delle Pubbliche Amministrazioni, a ciò chiamate nella loro mission di soddisfazione dei bisogni del cittadino utente in termini di elevazione qualitativa e non solo quantitativa dei servizi erogati alla collettività amministrata, ciò su cui porre l’attenzione per perseguire un obiettivo anche eticamente corretto di maggiore produttività, è il dispositivo etico, antropologico e comunicativo che dovrebbe caratterizzare i legami e le funzioni all'interno di un gruppo omogeneo ed organicamente strutturato.
Si é invece manifestata la caduta di valore del soggetto agente all'interno del mondo del lavoro:dall’'homo faber all’ homo economicus.
Questa desertificazione di soggettività e di regole antropologiche rimanda al problema del benessere organizzativo come questione di civiltà, come spartiacque tra un esercizio etico dei poteri organizzativi ed una gestione delle risorse umane attraverso modalità non lecite e lesive della sfera morale dei lavoratori.
In questi giorni in cui tutti parlano di “bene comune”, si dovrebbe riflettere sulla circostanza che il percorso che conduce al raggiungimento di questo fine ha due tappe fondamentali: il mondo familiare ed il mondo del lavoro. Benessere nella famiglia e benessere sul lavoro sono un binomio inscindibile e necessario perché è proprio tra la famiglia ed il posto di lavoro che ognuno di noi trascorre la maggior parte della propria esistenza. Ecco perché noi tutti dovremmo impegnarci, ognuno per la nostra parte, perché si riesca a vivere con serenità, responsabilità e sicurezza la propria situazione lavorativa, altrimenti il “bene comune” rimarrà solo un’utopia di cui ogni tanto ci riempiamo la bocca.

Jovanotti “Buon sangue non mente”

Buon Sangue
Un mio parente era il cuoco sulla nave di Ulisse
al grande eroe e ai suoi uomini faceva pranzi e cene
anche a lui fu dato l'ordine che non ascoltasse
passando da quell'isola il canto delle sirene.
Ma lui si addormentò e non si mise la cera
e quando si svegliò credette di avere sognato,
ma invece l'esperienza era stata vera:
quel canto misterioso lui l'aveva ascoltato
e misteriosamente anche dimenticato.
Restò dentro di lui quel richiamo del vuoto
che hanno tutti gli uomini che hanno vissuto
un tuffo inconsapevole nell'assoluto.
Da lui ho imparato a vivere la realtà come un sogno
e i sogni come fossero una cosa reale,
a vivere ogni viaggio come fosse un ritorno
e che anche i grandi eroi han bisogno di mangiare.
CHORUS
oh, buon sangue non mente, la la la la la
io son di tutta la gente diretto discendente.
Tra i miei antenati più illustri c'è un tale Caino,
fondò la prima città e fu il primo assassino.
Una domanda isanguinava il suo cuore e cervello.
perchè quella mattina Dio preferì mio fratello?
Ma nei giorni più cupi, nei momenti più bui,
lui sentiva che invece il più amato era lui
e come segno di amore gli era stato concesso
il dolore e la colpa per il male commesso.
CHORUS x2
Un parente tra i più antichi era un manovale
nel cantiere della grande Torre di Babele.
Il progetto nell'insieme non lo conosceva,
ma mattone su mattone la Torre cresceva.
ad un certo punto con i soldi del salario
pensò bene di comprarsi un vocabolario:
inglese, spagnolo, turco, arabo, giapponese,
xxxxx, italiano, greco, indo, russo, portoghese.
Quel dizionario in qualche modo è nelle mie mani,
ma è sempre complicato capire gli umani.
Una mia ava era una donna alta un metro e dieci,
frequentava romani, galli, egizi e greci.
il suo corpo era piccino, ma pieno di calore,
sottomise tutti quanti, anche un imperatore.
Dalla mia ava ho imparato che non c'è potere,
che resista all'arte buona di dare piacere.
CHORUS x2
Nel mio albero genealogico quasi alla radice
c'è una donna di Bretagna che faceva l'attrice,
ma siccome solo i maschi lo potevano fare,
recitava di essere un uomo per recitare cardinale,
puttana, mendicante, musa,
la platea di fronte a lei non era mai delusa.
Da quella donna ho imparato che l'identità
ha una maschera e la maschera dà libertà.
Puoi cambiare faccia, parte, umore e sesso,
nel frattempo camminare di fianco a te stesso.
Ricapitolando a caso tra i miei antenati,
c'era uno che è vissuto al tempo dei crociati.
Fabbricava poi vendeva cinture di castità
era il garante tecnico della fedeltà.
E quando i cavalieri andavano a imbarcarsi in nave,
non sapevano che lui aveva la doppia chiave.
Mi ha insegnato che i costumi cambiano spesso
e che tra guerra e religione c'ha ragione il sesso.
Un mio antenato visse al tempo di Savonarola,
ascoltava i suoi anatemi parola per parola.
Ammirava nei suoi occhi quella luce interiore
che hanno gli uomini di fede, di forza, rigore.
Poi però quando tornava a casa dopo i sermoni,
passava piazza della Signoria, via Tornabuoni,
le botteghe degli artisti, bordelli, mercati:
si sentiva a suo agio tra i condannati.
CHORUS x2
Lo zio di un mio trisnonno suonava il violino,
il suo sogno era di essere un grande virtuoso.
Poi si innamorò di una che gli cambiò il destino,
lasciò perdere il violino divenne triste e geloso.
Dopo un sacco di anni che stavano insieme,
quando aveva rinunciato al suo sogno di artista,
lei se ne andò via con i profumi e le creme
e si mise con uno che faceva il violinista.
Mi insegnò che rinunciare all'ambizione è sbagliato,
che poi la dea si vendica se c'hai rinunciato.
C'era un matto che faceva sculture di vento,
si fermavano a guardarlo quando in movimento
modellava ogni dettaglio della sua opera d'arte
dopo un po' la fissava seduto in disparte.
quasi sempre scontento del suo risultato
con un soffio distruggeva quel che aveva creato.
E la sera la gente a casa ritornava,
con scolpito negli occhi il matto che danzava.
Mentre lui andava a letto sempre insoddisfatto,
proprio come un uomo, proprio come un matto.
CHORUS x2
Tra i parenti più lontani c'è un bestemmiatore
ce l'aveva con Dio che gli era debitore
di favole raccontate prima di mettersi a letto
di cui tutti i bambini del mondo hanno diritto.
Lui era nato senza motivo apparente,
tranne quello di diventar delinquente.
Fu per questo che a Dio volle fargli dispetto
e divenne un cittadino corretto.
Un mio nonno combatteva le battaglie di Troia,
un altro faceva l'aiutante del boia.
Ce n'era uno contadino, un'altra ballerina,
uno morì di vecchiaia, uno di ghiottina.
Da tutti questi ho imparato la più grande lezione.
niente accade due volte e per questa ragione
si nasce senza esperienza, si muore senza assuefazione.
Jovanotti
Al secolo Lorenzo Cherubini

“Si nasce senza esperienza, si muore senza assuefazione”,
finisce così la notissima canzone di Jovanotti dal titolo “Buon sangue non mente”
Ricordo che mio nonno quand’ero piccolo mi ripeteva sempre questa frase orrenda (ma che ora mi manca tanto) “Nun si nasci insignati” per meglio dire in italiano: “non si nasce sapendo già tutto”. L’esperienza nella vita è senza dubbio fondamentale, in ogni disciplina l’esperienza fà la differenza. Creare un “database”, un archivio di esperienze simili a cui si è già dovuto reagire è decisamente importante. E così, ogni giorno, chiunque impara qualcosa. Tutto deve essere appreso. Si nasce sapendo solo soddisfare i bisogni primari, ma crescendo diventiamo noi stessi, acquistamo la “nostra identità”. Con il tempo ho imparato a camminare, parlare, ascoltare, gridare, piangere, ridere, far finta di ridere, sorridere, abbozzare, temporeggiare, scusarmi, usare attrezzi e strumenti di ogni genere, lavorare, protestare, richiedere, scrutare, guardare oltre quello che si vede, amare, fingere, pensare, programmare qualcosa ed attivarla al momento giusto, a stare zitto, a far ridere, a raccontare barzellette, a distinguere il bene dal male, a credere, ad andare forte in moto, a non scivolare sulla strada bagnata, a pregare, a giocare a tutti i giochi… ho imparato a riflettere e ad analizzare, ho imparato a dare una possibilità e subito dopo a non darne più, a rompere i coglioni a chi mi vuole male… insomma ho imparato anche a difendermi. Ogni giorno il mondo mi insegna qualcosa, ogni mattina sò fare qualcosa in più.
Ma chi “sa fare” in genere non è ben visto perché fà risaltare le deficienze degli altri ed allora meglio “isolarlo”, renderlo innocuo creandogli il vuoto intorno, ma la verità non si arrende e con il tempo, con fatica, con orgoglio, con rabbia, con determinazione, ho continuato a tracciare il mio cammino, in un mondo di ladri che ti rubano il lavoro, ma soprattutto l’orgoglio, la dignità e forse anche… l’identità.
A tutti coloro che hanno intralciato il mio cammino, che hanno costruito barriere fra me e gli altri, hanno calunniato, deriso, rinfacciato….io offro il perdono, ma come dice Jovanotti “rinunciare all'ambizione è sbagliato, che poi la dea si vendica se c'hai rinunciato”.
Per questo non ho mai abbandonato la mia ambizione di impegnarmi nel sociale anche attraverso la mia attività lavorativa di dipendente del Comune di Mazara del Vallo e come sindacalista, perché ritengo quant'omai indispensabile e necessaria, per una crescita sociale connotata da elementi etici, la rivendicazione di garantire a tutti situazioni lavorative sicure e di benessere, che gratifichino il lavoratore facendolo sentire parte essenziale di un processo economico produttivo che mira alla crescita della nazione ed al bene comune.
Il lavoro è una parte fondamentale della vita dell’uomo ed il posto di lavoro è una di quelle formazioni sociali, tutelate dalla Costituzione, entro cui si esplica la personalità dell’individuo. Orbene, oggi i lavoratori del Comune di Mazara non possono sentirsi inseriti in una organizzazione lavorativa che possa definirsi una formazione sociale di questo tipo, che mira al benessere organizzativo come fattore primario di produttività.
Infatti, il termine “Produttività” indica l’essere produttivo, la capacità o attitudine a produrre con connotazioni spiccatamente economiche. Osservando le dinamiche produttive all’interno del Comune di Mazara, ci si accorge che esiste un sistema economico avvelenato da metodologie che non solo non mirano alla massima produttività, ma che ignorano troppo spesso che dietro all’erogazione di servizi ci sono comunque “valori”: non solo la “diligenza”, ma anche tutta una serie di valori che sono quelli che possono trasformare il “capo” in “leader” ed in genere il lavoratore in soggetto attivo e partecipe di un progetto comune di benessere collettivo, con conseguenti innegabili positivi effetti di incremento di produttività. Una produttività con connotazioni etiche, una produttività “sostenibile” e rispettosa dell’Uomo.
In questi giorni in cui tutti parlano di “bene comune”, si dovrebbe riflettere sulla circostanza che il percorso che conduce al raggiungimento di questo fine ha due tappe fondamentali: il mondo familiare ed il mondo del lavoro. Benessere nella famiglia e benessere sul lavoro sono un binomio inscindibile e necessario perché è proprio tra la famiglia ed il posto di lavoro che ognuno di noi trascorre la maggior parte della propria esistenza. Ecco perché noi tutti dovremmo impegnarci, ognuno per la nostra parte, perché si riesca a vivere con serenità, responsabilità e sicurezza la propria situazione lavorativa, altrimenti il “bene comune” rimarrà solo un’utopia di cui ogni tanto ci riempiamo la bocca.
Peppe Gabriele


















Notiziario CSA n. 15 del 17 aprile 2009

In data odierna il CSA ha trasmesso al Ministro Brunetta una lettera aperta con la quale intende aprire una nuova stagione contrattuale.
Chiamerà i lavoratori della categoria a sostenere la battaglia sindacale che lo vedrà protagonista nell'immediato futuro con una serie di iniziative che dovranno garantire ai lavoratori quella serenità e dignità che si stanno vedendo togliere tutti i giorni.
Per quanto tutti sono invitati a divulgarla con celerità e capillarità a tutto il comparto affinché tutti siano messi a conoscenza anticipatamente dell'azione che il CSA sta intraprendendo mettendo a nudo l'incapacità sindacale di qualcuno che si era arrogato la paternità di chiudere, in tempi rapidi, il contratto nazionale.
Pertanto questa O.S. non potendo più assistere a questa politica scellerata, che va ad incidere pesantemente sul futuro della nostra categoria, invita tutti i dirigenti dello stesso a fare proselitismo tra i lavoratori per incitarli a sostenere con forza le nostre ragioni.
Cordiali Saluti
Uff. Comunicazioni CSA










giovedì 16 aprile 2009

Lettera Aperta Al Ministro Brunetta

Gabriele Giuseppe e Iemmola Leonardo - Componenti R.S.U. c/o Comune di Mazara del Vallo
Cell. 328/3730688 – 328/7188819 - E – Mail: ggabriel@tiscali.it

Al Ministro Brunetta - r.brunetta@governo.it
Alla Procura Generale della - Corte dei Conti
Via E. NOTARBARTOLO, 8 90141 - PALERMO

Alla Regione Sicilia autonomie locali Area II
Controllo Atti Enti Locali - Servizio Ispettivo
Via TRINACRIA 34 - 90144 - PALERMO

E p.c. Al Sindaco
Al Presidente del Consiglio Comunale
Al Direttore Generale e/o Segretario Generale
Al Collegio dei Revisori dei Conti
C/O Comune di Mazara del Vallo

Al peggio non c’è fine…
Al Comune di Mazara non c’è mai stata una politica delle risorse umane chiara e strategica che garantisse l’efficienza e l’efficacia dell’azione amministrativa e contemporaneamente gratificasse i “migliori”, coloro che quotidianamente con la loro efficienza, responsabilità, capacità e professionalità mandano avanti “il carro” cercando di sanare le “voragini del nulla” lasciate da tanti nullafacenti da sempre però privilegiati dalle amministrazioni che si sono via via succedute negli anni. Nel tempo ci sono state lamentele, diffide, contenziosi (quelli degli”amici” conclusisi farsescamente con transazioni vergognose per l’Ente), finanche ispezioni della Corte dei Conti, dell’Assessorato alle Autonomie Locali, tutte risoltesi in una bolla di sapone con blandi richiami a “correggere il tiro” ed operare con maggiore trasparenza e legalità, ma sostanzialmente ridottisi ad un “nulla di fatto”.
Ma come si suol dire “al peggio non c’è fine”!!! Si è ormai giunti all’anarchia totale….non c’è più certezza di nulla, le leggi sono un optional e sicuramente hanno poco valore persino per il Direttore Generale che si ostina ad affermare che “Il Sindaco comanda e decide”, come se gli alti burocrati, lautamente pagati, fossero solo insignificanti pedine nelle mani di improvvisati quanto incauti politici che restano impunentemente sordi al richiamo del Ministro Brunetta che lancia anatemi contro i fannulloni e propugna un risanamento della Pubblica Amministrazione che si diparta per l’appunto dall’ottimizzazione delle risorse umane che ruota sul principio cardine della premialità verso chi effettivamente opera responsabilmente all’interno della Pubblica Amministrazione.
A Mazara, invece, vige il caos più totale: il Comune sperpera denaro pubblico per prendere in locazione immobili per adibirli ad uffici e nello stesso tempo cede locali comunali ad Enti o Associazioni (Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, ATO , associazioni varie), utilizza in “comando” personale di altre amministrazioni e nel contempo cede in comando proprio personale ad altri Enti, cambia la struttura organizzativa dell’Ente con periodicità inferiore all’anno, divertendosi a spostare persone e servizi da un settore all’altro con una tale velocità che persino gli uffici del Protocollo Generale sbagliano ad assegnare la corrispondenza, sono stati tanti e tali i cambiamenti negli ultimi 5 anni che trovare un fascicolo o ricostruire una pratica diventa una vera e propria caccia al tesoro…….. ed in tutto questo caos il personale è allo sbando, ci sono persino dipendenti che non sanno più chi è il loro Dirigente o vengono spostati da una struttura all’altra secondo i capricci del momento di qualche Dirigente o del Direttore Generale o di qualche assessore con una tempesta di provvedimenti di mobilità interna che non ha mai avuto analoghi precedenti. Si lavora alla giornata , senza indirizzi chiari, senza direttive univoche, senza scelte che durino più di qualche giorno…… Ci saranno pure i fannulloni, ma ci sono pure Dirigenti o pseudo tali che vivono di estemporanea improvvisazioni e sono tutto fuorché manager. Può così capitare che un Dirigente si pregi di informare il proprio personale del carattere assolutamente prescrittivo di una Direttiva emanata dal direttore Generale, salvo portarla in visione dopo quattro anni dall’emissione della direttiva medesima.
Il personale rimane così annichilito, in balia delle onde, frustrato e perde sempre più il proprio senso di appartenenza all’Ente, quello spirito di servizio, quella operatività e laboriosità che invece il governo centrale richiama quale primario strumento per riportare efficienza nelle Pubbliche Amministrazioni.
Per cercare di rendere un’idea della situazione gravissima che sta vivendo il Comune di Mazara basti considerare che
1. Il Comune di Mazara ha oggi una struttura organizzativa articolata in 5 Settori oltre al Comando di P.M.
2. Alla data del 31/12/2007 il Comune aveva solo n. 2 Dirigenti assunti con concorso a tempo indeterminato.
3. Pur non avendo rispettato il patto di stabilità nell’anno 2007, il Comune di Mazara nell’anno 2008 ha proceduto:
· Ad assumere tramite mobilità un Dirigente.
· A conferire n. 3 incarichi dirigenziali ad altrettanti funzionari comunali di categoria D, senza alcun criterio selettivo all’interno dell’Ente, ed anche ad unità che non avevano alcuna pregressa esperienza e/o professionalità nel settore di attività relativo all’incarico dirigenziale conferito (è il caso di un funzionario amministrativo, che nell’anno 2007 ha ottenuto un improvviso quanto inspiegabile mutamento del profilo professionale transitando nell’area di vigilanza e, prima ancora che potesse avere cognizione della realtà del Comando di Polizia Municipale, si è visto conferire (e poi rinnovare dall’Assessore forse anziano e non dal Sindaco) l’incarico di Dirigente d P.M., incarico a tutt’oggi ricoperto. Peraltro è lo stesso soggetto che trasmette ai propri collaboratori le direttive del Direttore Generale con il “comprensibile” ritardo di soli 4 anni)
· Ad autorizzare il “comando” presso altro Ente, per un anno, della Dirigente del 1° Settore “Affari Istituzionali.
· Che appare assolutamente contraddittorio e contrario ad ogni principio di efficienza, efficacia ed economicità, affidare incarichi dirigenziali a personale di categoria D (ai quali peraltro viene corrisposto un compenso superiore a quello degli unici Dirigenti di ruolo poiché l’Amministrazione ha ritenuto di affidargli Settori a suo dire più complessi di quelli affidati ai veri unici Dirigenti di questo Ente) ed assumere per mobilità un Dirigente, salvo poi privarsi di uno dei due soli Dirigenti di ruolo ed a tempo indeterminato autorizzandone il comando per un anno (ciò venendo meno all’obbligo imposto dall’art 3 comma 79 della Finanziaria 2008)
4. Che a seguito di queste “strane operazioni”, a far data dal novembre 2008 il 1° Settore (che evidentemente è considerato dall’Amministrazione una delle massime strutture dell’Ente tant’è che alla relativa posizione dirigenziale è stata attribuita la massima indennità di posizione) è rimasto privo d Dirigenza poiché l’Amministrazione Comunale non ha ritenuto di conferire ad alcuno il relativo incarico con tutte le evidenti conseguenze legate alla circostanza che detta struttura complessa è rimasta ed è ancora oggi priva di vertice gestionale
5. Che con determinazione n. 407 del dicembre 2008 il Direttore Generale ha sostanzialmente, ed a parere degli scriventi illegittimamente, attribuito le funzioni dirigenziali ai titolari di P.O. del 1° Settore (di cui uno in “comando” e per così dire “abusivo”) senza che a questi il Sindaco avesse conferito alcun incarico dirigenziale. Ciò benché, per quanto a conoscenza degli scriventi, il Segretario/Direttore Generale percepisse un’indennità aggiuntiva che gli avrebbe imposto l’assunzione del vertice gestionale del 1° Settore in assenza del Dirigente.

Tutto questo incomprensibile caos è sicura fonte di danno erariale e compromette certamente l’immagine, l’efficienza e la funzionalità dell’azione amministrativa a tutto danno della collettività amministrata e dei dipendenti comunali che vivono una situazione lavorativa invivibile.
Ai cittadini mazaresi ed al Ministro Brunetta, noi lavoratori dipendenti del Comune di Mazara che abbiamo voglia di vivere con orgoglio e dignità la nostra situazione lavorativa e chiediamo solo certezze e premialità per chi lo merita, vogliamo dire che “NOI CI SIAMO e siamo al servizio della gente”, siamo stanchi di sentirci frustrati quotidianamente, di essere trattati al pari o peggio di quei fannulloni che fanno additare i dipendenti pubblici come parassiti e nullafacenti.

NOI CI SIAMO E VOGLIAMO DIGNITOSAMENTE LAVORARE. NON VOGLIAMO PIU’ DOVER DIRE “AL PEGGIO NON C’E’ FINE”

Per tutto quanto sopra esposto si chiede agli organi in indirizzo di intervenire tempestivamente per accertare anomalie nell’azione amministrativa del Comune di Mazara ed ogni utile intervento ritengano opportuno e/o necessario per ricondurre a logica e legittimità l’attività amministrativa del Comune impedendo il protrarsi di situazioni di danno per la collettività e per il personale comunale che, ormai da tempo, non può più lavorare con la serenità necessaria per rendere un buon servizio alla comunità.
Il Componente R.S.U. Il Componente R.S.U.
Rag. Giuseppe Gabriele Iemmola Leonardo

mercoledì 1 aprile 2009

Il Decreto Brunetta

L’ultimo Decreto Legge firmato Brunetta, rischia di togliere il sonno a milioni di lavoratori Italiani. E rischia di gettare alle ortiche, anni ed anni passati ad operare allo scopo di recriminare sacrosanti diritti che cautelassero e dessero voce a tutti i lavoratori italiani.
Considerando che – ancora oggi – il primo articolo della costituzione Italiana, trova fondamento nella formula per cui l’Italia “E’ una Nazione democratica, fondata sul lavoro”, viene da chiedersi se, con le nuove regole relative al diritto di sciopero, non si stia in realtà aggirando l’ostacolo della tormentata vicenda di una rivisitazione della nostra Costituzione…
Un po’ di storia, non può che portare tutti a ripensare e riflettere su un qualcosa che coinvolge in realtà tutti: lavoratori, pensionati (quindi ex lavoratori) futuri lavoratori: in pratica, la nazione intera.
In Italia, prima della seconda metà dell’800, i lavoratori di qualsivoglia settore, non trovavano alcuna forma di tutela per i propri diritti, ne potevano contare su normative che regolamentassero ad esempio, l’orario di lavoro o le aspettative per malattia.
Un lavoratore, era così una sorta di “proprietà” per quello che infatti all’epoca veniva chiamato, senza alcun senso di onerosa sottomissione “il Padrone”.
E’ con la costituzione delle prime Società Operaie di Mutuo soccorso, che inizia un pallido esempio di associazionismo fra lavoratori, allo scopo di poter in qualche modo sopperire alla mancanza, già all’epoca, dello Stato Sociale.
Si ricorda, che per Stato Sociale, si è sempre inteso l’intervento dello Stato con lo scopo di eliminare qualsivoglia disuguaglianza sociale, supportando a questo scopo maggiormente, i ceti definiti “deboli”.
E si rifletta sul fatto, che già oltre cento cinquant’anni fa, questa peculiarità risentiva già di enormi mancanze di compimento…
La costituzione delle prime Società Operaie di Mutuo Soccorso, organizzate in proprio dagli stessi lavoratori, trovò accoglienza in forma statale attraverso la Legge N° 3118 del 15 Aprile 1886.Un progresso enorme, se si pensa alla difficile condizione lavorativa e sociale di quel periodo storico. Gli operai all’epoca, erano costretti a lavorare quotidianamente anche per oltre dodici ore. Non esisteva un limite minimo di età per iniziare a lavorare (molti i bambini impiegati in lavori pesanti e poco attinenti alla loro fase di crescita). E non si presupponeva alcun diritto di dialogo o di protesta nei confronti del datore di lavoro. Si lavorava – duramente – e basta. Nessuna possibilità di poter recriminare un diritto, sia che esso fosse legato all’orario di lavoro, sia che concernesse il salario o il diritto alla malattia.
Le ferie non erano ancora entrate a far parte di alcun dizionario. E le giornate di riposo si contavano in un anno sulle dita delle mani.
Attraverso le Società Operaie di Mutuo Soccorso, il lavoratore poteva anche richiedere supporto ai ceti medio/alti, oltre a poter contare su una rete di altri lavoratori, pronti a dare solidarietà ai propri adepti.
E’ con la nascita del Fascismo, che le Società di Mutuo Soccorso furono disgregate ed in alcuni casi, assorbite da organizzazioni di Partito. Ciò che per circa cinquant’anni cautelò in qualche modo gli operai, ora veniva distrutto o nel migliore dei casi, integrato in un'altra forma di associazionismo. Solo alla fine degli anni ’50, ripresero a fiorire nuove Società di Mutuo Soccorso. L’Italia con la ripresa dell’Economia stracciata da una Guerra troppo lunga ed onerosa, aveva all’epoca una delineazione diversa rispetto a quella che nell’800 aveva generato la necessità di creare associazionismo fra i lavoratori.
Da Società contadina ed operaia, la nazione si evolveva anche verso la Libera Professione, tracciando nuove difficoltà e diversi parametri di evoluzione lavorativa e sociale.
Il grande passo che contraddistingue il cambiamento, è tracciato nella storia con l’organizzazione del primo Sciopero generale in Italia (1904) generato dopo la morte di quattro minatori in Sardegna che, durante una sommossa operata per ottenere una maggiorazione dei salari e migliori condizioni di lavoro, condusse tutti i lavoratori letteralmente a paralizzare qualsiasi forma di lavoro e produzione per ben quattro giorni.
Da allora, attraverso questa forma di protesta i lavoratori poterono e possono esercitare il loro diritto di replica nei confronti dello Stato, del datore di lavoro e delle Istituzioni, sia per quanto riguarda contraddittori in termini salariali sia per quanto riguarda eventi la cui gravità può portare la collettività dei lavoratori ad unirsi in protesta..
Un elemento di democrazia fondamentale. Una grande luce che conserva al suo interno, epoche di diritti negati. Di privazioni. Di assoluta assoggettazione al datore di lavoro. Nei primi tempi, lo sciopero era considerato un’inadempienza contrattuale, passibile quindi di licenziamento immediato.
Ma il corporativismo che via via venne a crearsi, riuscì pian piano a dettare le prime regole affinché, i diritti di tutti i lavoratori dipendenti, potessero essere sostenuti attraverso la strada dell’astensione volontaria dal lavoro. Unico metodo di dialogo diretto. Fermo ed efficace.
Sempre all’inizio del secolo scorso, la fondazione del Sindacato CGL, per mano dell’allora Partito Socialista, generò un ulteriore suddivisione con la creazione nel 1912 dell’Unione Sindacale Italiana, da parte di quei lavoratori che ravvisarono nella CGL una politicizzazione troppo radicata e non rappresentativa delle fondamenta sindacali in atto.
In effetti, la CGL accorpava in se, il pensiero contemporaneamente dei Partiti Comunista, Socialista e Democristiano. Una commistione di interessi che apparve non in linea con le regole e necessità dei lavoratori.
Fu dopo il 1948, con gli scioperi politici generati contro il Patto Atlantico ed il Piano Marshall, che i Democratici Cristiani si distaccarono dalla CGL fondando la Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori (CISL). E poco tempo dopo, Liberali e socialdemocratici, diedero vita alla Unione Italiana del Lavoro (UIL).
Il grande fermento di quegli anni, porta passo passo ai nostri giorni.
Porta ad una politicizzazione assoluta dei sindacati, che perdono così nel tempo, il loro iniziale intento di associazionismo privato e fondamentalmente atto al miglioramento delle condizioni sociali e lavorative.
Di scioperi e proteste, ne sono passate migliaia sotto gli occhi di tutti. Vissuti come atto di ribellione nei confronti di una società ed una politica poco tesa alla reale amministrazione e regolamentazione del bene comune.
Si è arrivati ai nostri giorni, passando per sommosse epocali. Per scioperi inutili. Per richieste accolte o a volte prorogate.
Si è arrivati anche, al troppo utilizzo di una forma di protesta, che spesso ha avuto il solo esito di ridurre la nazione a momenti di reale criticità, in special modo in tutti i contesti in cui lo sciopero, determina l’irregolarità di servizi pubblici che cadono sulla quotidianità di tutti i cittadini.
Si è giunto però, al nostro quotidiano, ove si sta tracciando un nuovo epocale momento nella storia della Democrazia. Ove si rischia di retrocedere di cent’anni se non si riuscirà a trovare una giusta via di mezzo fra la Politica, l’organizzazione Sindacale ed il Governo.
Con il suo DL relativo alle nuove regole sugli scioperi, il Ministro Brunetta scompone non di poco diritti assunti, seppur presunti, nel mare dell’associazionismo sindacale.
Con il suo imporre che solo “Le organizzazioni sindacali di rilievo” possano eventualmente agire per protesta, attraverso il diritto di sciopero, si sta dicendo apertamente che, un gruppo di lavoratori afferenti ai sindacati minori, non potranno più esercitare questo diritto.
Regolarizzando ed accettando la forma “virtuale” di sciopero, attraverso il quale il lavoratore è chiamato a presentarsi al lavoro, pur non percependo la giornata lavorativa, si da un colpo di mannaia alla storia stessa dei lavoratori e di tutti i cittadini.
Le dichiarazioni che in questi giorni vengono fornite dallo stesso Ministro Brunetta e da dal Presidente dell’Assemblea di Montecitorio Gianfranco Fini, non appaiono in accordo con una continuità nel rispetto dei diritti di tutti.
Si citano i diritti ai pubblici servizi di tutti i cittadini. Ma cittadini sono gli stessi lavoratori cui si toglie d’altro canto un sacrosanto diritto. Sul filo sottile dell’interpretazione più o meno libera di un concetto, potremmo domani trovarci nell’impossibilità di avere a nostro conforto, quest’ultimo pallido barlume di democratica possibilità di dialogo e protesta.
Fino a che punto siamo cittadini? Fino a quale, siamo e saremo lavoratori? Fino a dove perderemo un diritto e d’un lato automaticamente, ne trarremo uno nuovo?
Solo la storia del prossimo futuro, determinerà se e come saremo ancora attori della nostra quotidianità. E quali saranno le “armi” attraverso il quale, da cittadino o lavoratore, potremo far sentire ancora la nostra voce. ... che non rimanga strozzata nella gola, soppressa dall’ultimo stralcio di libertà di opinione ed azione, fagocitata da un Sistema cui non apparteniamo più da tempo.
Tratto dal Sito: http://www.gliscomunicati.com